STORIE DI LOTTA, LOTTA NELLA STORIA: GIOVANNI RAICEVICH, GRANDE LOTTATORE E PATRIOTA ITALIANO

Forse il più grande lottatore italiano di tutti i tempi è stato Giovanni Raicevich, ma il suo nome non lo troviamo nell’albo d’oro delle Olimpiadi perché fu un lottatore professionista. La sua attività sportiva è concentrata soprattutto  nei primi anni del Novecento, fino all’inizio della prima guerra mondiale; e proprio quel periodo è l’epoca d’oro della lotta professionistica: nelle baracche delle fiere,  nelle arene dei circhi e sui palcoscenici dei teatri di tutto il mondo si affrontano uomini smisurati dalla faccia feroce e dai muscoli d’acciaio.

Giovanni Raicevich nasce a Trieste nel 1881 da padre dalmata e madre veneziana; a quei tempi Trieste non faceva parte dell’Italia ma dell’Impero austro-ungarico, fra gli italiani che vivevano lì c’era un forte sentimento irredentista, cioè di rivolta verso gli austriaci e di volontà di annessione al Regno d’Italia. Giovanni considerò l’Italia come sua patria e per questo subì soprusi e fu costretto a superare ostacoli difficili e dolorosi. Anche i due fratelli maggiori di Giovanni, Emilio e Massimo, furono lottatori e patrioti. Nel 1900 Raicevich disputa il suo primo torneo da professionista e comincia allora  una serie di vittorie con i più forti lottatori del tempo: il francese Maurice Gambier, il colossale turco Coch Mehemed, , il bulgaro Nicola Petroff, l’arabo Mohamed Ali Dervisci, il tedesco Jacob Kock. Nel frattempo rifiuta di svolgere il servizio militare per l’Austria ed è costretto a scappare in Italia. Nel 1905 diventa campione europeo, sconfiggendo il gigantesco Antonich, che lo supera di 40 cm in altezza e di 40 kg nel peso. Le donne lo ammirano, fra queste la Bella Otero, la più famosa ballerina e cantante dell’epoca. Nel 1907 diventa campione del mondo a Parigi: è bene ricordare che queste massacranti competizioni duravano per settimane e impegnavano gli atleti quasi giornalmente anche  per diverse ore. L’anno successivo, sempre a Parigi, viene sconfitto dal russo Grozni Zaikin, per una grave scorrettezza non rilevata dalla giuria. Il più importante giornale sportivo italiano, “La Gazzetta dello Sport”, così titola: “Un complotto d’odio contro Giovanni Raicevich”. Nel 1909 il campionato del mondo viene organizzato a Milano e Raicevich trionfa, sconfiggendo il francese Paul Pons dopo 47 minuti di lotta spettacolare. “La Gazzetta dello Sport” per la prima volta supera le centomila copie vendute. Da allora fino all’inizio della prima guerra mondiale, Raicevich combatte e vince in tutto il mondo, dedicandosi negli USA anche al catch. In questi anni di piena maturità Giovanni, che è alto 172 cm, pesa 110 kg. Le sue misure sono: collo 49 cm, torace 130, avambraccio 37, braccio 46, polpaccio 42, coscia 66. In ponte questi sono i suoi primati:  solleva 15 volte un bilanciere con 100 kg, 13 volte 120 kg e 2 volte ben 150 kg .

Allo scoppio della prima guerra mondiale, chiesta e ottenuta la cittadinanza italiana, si arruola e parte per il fronte, non prima di aver donato il suo ricchissimo medagliere alla patria. Combatte intrepido nel Trentino e nel Friuli, fino a quando nel 1918 si avvera il sogno della sua vita: a Trieste, finalmente libera, sventola il tricolore. Nel dopoguerra viene chiamato a Roma dal cinema e lui non si fa pregare. Sono gli anni del successo del filone “atletico-acrobatico” e di film come “Quo Vadis?” e “Cabiria”. Raicevich interpreta “Il leone mansueto”, “Il re della forza”, “Il colosso vendicatore”, “L’uomo della foresta”; poi prova col fratello Emilio a produrre film in proprio, ma l’avventura si risolve in un disastro finanziario. Negli anni Venti riprende anche a combattere e a vincere, nonostante l’età. La lotta professionistica è in grave decadenza, soprattutto per i troppi incontri truccati, ma il nome di Raicevich attira sempre il pubblico delle grandi occasioni, in Italia e nel mondo. Il suo ultimo incontro importante lo sostiene a Roma  a 47 anni, nel 1928, e vince contro il poderoso cecoslovacco Kavan. Poi viene chiamato ad allenare la nazionale italiana di lotta in vista delle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. Il successo dei nostri atleti (1 oro, 1 argento e 2 bronzi nella lotta greco-romana) gli vale la nomina a commissario tecnico, che conserva fino al 1943. Nel 1941 riceve da Mussolini la Stella al Merito Sportivo e nel dopoguerra il CONI gli assegna la Medaglia d’oro al Valore Atletico. Il “re della forza” muore a Roma nel 1957.

(notizie tratte dal libro: Casadei-Toschi, “33 atleti nella storia”)

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